Il vero valore di Bitcoin

di Patrick Murck

Mi viene chiesto spesso quanto vale un bitcoin in quel preciso momento, riferendosi al prezzo in moneta fiat con cui viene valutato, e io solitamente rispondo chenon lo so e non m’interessa. Il reale valore del Bitcoin inteso come sistema, e quindi di una singola unità o frazione della stessa, è attualmente inquantificabile. Generalmente questo scatena scetticismo, come se il mio fosse un gioco di parole.

E forse lo è, in qualche misura.

Ma non è semplice come rispondere “91,92 USD.” Il reale valore dei bitcoin non è la somma con cui 1 BTC può essere acquistato oggi, bensì il futuro valore combinato di due capitali intellettuali: la composizione della comunità bitcoin e l’utilità del suo scopo.

La prima parte è facile da capire. Il Bitcoin è l’accumulo del talento, del duro lavoro e della costante dedizione delle persone che sviluppano e mantengono il protocollo Bitcoin, fanno impresa intorno al protocollo Bitcoin, i commercianti e i consumatori che usano il protocollo Bitcoin nella vita di tutti i giorni, e coloro che lo proteggono e lo promuovono.

Più persone entrano a far parte della comunità bitcoin, più il valore del sistema aumenta.

La seconda parte richiede un’immersione un po’ più profonda in ciò che il bitcoin è in realtà (indizio: non è una moneta virtuale).

Bitcoin è Finanza Distribuita

Bitcoin non è solo denaro.2 Bitcoin è un protocollo per fissare, archiviare e trasferire valore. Ciò include l’uso ricorsivo di bitcoin per fissare, archiviare e trasferire i bitcoin stessi come una cosa di valore.

Alla sua base, il denaro presuppone un tale sistema trasparente e affidabile per fissare e trasferire beni e proprietà. Nonostante molti trattino i bitcoin come denaro, in realtà si tratta di un nuovo tipo di asset. Come asset digitale, il primo uso ampiamente adottato di Bitcoin è stato quello di usarlo come strumento per il deposito sicuro e il trasferimento di valuta fiat.3

Questo è il modo in cui molte persone pensano e usano Bitcoin oggi, come un sostituto del denaro, ma è una classificazione inadeguata. Probabilmente il modo migliore di pensare il bitcoin è come metodo di Valore su IP (purtroppo VoIP è già stato assegnato altrove come acronimo). Quando per la prima volta incontrai Bitcoin, la prima cosa che mi colpì fu il modo in cui esso rimpiazza, nel diritto legale, la tradizionale lista di passaggi di proprietà di un bene. Il protocollo Bitcoin protegge l’interesse di un gruppo in un asset in modo identificabile e sicuro, e fornisce un insieme trasparente di regole e di meccanismi di applicazione in modo che tutte le parti sono tenute ugualmente responsabili. E fa tutto questo senza alcuna dipendenza da enti finanziari, normativi, o giudiziari.

In realtà, Bitcoin è legge sotto forma di codice.4

Forse Bitcoin può essere meglio compreso come una risposta al fallimento delle istituzioni. Le istituzioni finanziarie private non sono riuscite a rispondere all’ingiustizia sistemica riguardante il problema di chi debba avere accesso al sistema finanziario globale. Le istituzioni pubbliche impiegano più risorse per tenere le persone fuori dal sistema finanziario5 globale che nel costruire infrastruttureper consentire ai non aventi diritto di tutto il mondo di accedere alla finanza globale.

Infatti, mentre alcuni hanno alzato le mani lamentandosi6 per le regole che le tradizionali istituzioni utilizzano nel servire le popolazioni senza diritti, altri hanno intensificato gli sforzi e creato soluzioni più semplici per gli utenti. 7In questo momento, i kenioti che utilizzano il sistema Kipochi hanno un accesso al sistema finanziario globale usando Bitcoin e sono in grado, a loro piacimento, di convertire bitcoin in m-Pesa per le transazioni e gli acquisti locali.

Dove il governo e il settore privato hanno fallito, lo sviluppo open source potrebbe aver trovato la risposta in Bitcoin.

Il Valore di Bitcoin Come Sistema Finanziario Distribuito

Il modo di valutare il vero valore di Bitcoin è attraverso la qualità della sua comunità e come questa comunità utilizza il protocollo Bitcoin per rispondere ai bisogni del mercato. Se Bitcoin diventasse il libro contabile digitale dei beni e delle transazioni del “Sistema D8 [il mercato nero, NdT], gestirebbe un mercato di 10 miliardi di dollari9 completamente ignorato dalle istituzioni finanziarie sia pubbliche che private.

Questo è il motivo per cui molti investitori hanno la sensazione che il corrente valore di mercato di 1 miliardo di dollari sia bassoconsiderando la potenziale capacità di Bitcoin di rivoluzionare il modo in cui nella nostra società valore e proprietà vengono concettualizzati, archiviati e gestiti in un mondo abilitato a Internet.

Questo è tutto molto eccitante, ma Bitcoin ha valore come sistema solo nella misura in cui la partecipazione individuale e l’inclusione siano rispettate. Per far si che un qualsiasi sistema possa essere utile al Sistema D e a popolazioni private ​dei diritti civili, esso deve essere privato, decentralizzato (e quindi extra-governativo) e le transazioni all’interno del sistema devono essere irreversibili (e quindi sicure e rispettate). È la combinazione di questi tre elementi che rende il Bitcoin anti-fragile.10 Ed è proprio questa combinazione di elementi che permette la cartolarizzazione di asset digitali, la perfetta fungibilità di tali attività e quindi il rinvenimento di nuove e in precedenza inaccessibili fonti di capitale.

Un compromesso su uno di questi principi fondamentali svaluta il Bitcoin nel suo complesso. È per questo che la comunità reagirà vivacemente verso una minaccia a questi principi.11

La Privacy è Intrinseca nel Valore di Bitcoin

A differenza della catena dei titoli di proprietà usata nel diritto proprietario, il protocollo Bitcoin non confida nell’identificazione di un soggetto per assegnare la proprietà di un bene digitale archiviato nella BlockChain (il libro contabile distribuito che registra i beni nel protocollo Bitcoin). Tutto quello che serve per affermare la proprietà è il possesso o la conoscenza di una chiave privata Bitcoin (tipo una password per usare il tuo indirizzo Bitcoin).

La privacy è essenziale per Bitcoin poichè il protocollo autentica la proprietà e le transazioni attraverso un sistema di contabilità decentralizzato12 e distribuito. Senza privacy Bitcoin si trasforma in qualcosa di molto più dannoso di ciò che la NSA potrebbe mai sognare. Sarebbe un registro completo, accessibile a chiunque, contenente ogni trasferimento di valore che tu e ogni altro utente bitcoin abbiate mai effettuato.

Per molti versi, il metodo privato di registrare il diritto di proprietà dei bitcoin è di gran lunga superiore ai metodi basati sull’identificazione. Per dissidenti, giornalisti e altre categorie stigmatizzate la privacy è essenziale per il benessere e, in alcune parti del mondo, perfino per la sopravvivenza. Questo metodo è superiore anche ai sistemi di passaggio di eredità in cui l’incertezza sulla proprietà ha soffocato l’innovazione.13 Sono finiti i giorni passati a cercare di identificare il legittimo proprietario di un copyright a causa di scarse informazioni sull’identità dell’artista, incerti diritti contrattuali o semplicemente una rivendicazione di proprietà fuori tempo massimo. La blockchain renderebbe la proprietà di materiale protetto da copyright trasparente, sicura, facile da dichiarare e da dimostrare. Diritti contrattuali, royalties e perfino droit moral possono essere incorporati nella blockchain. Pagamenti di licenze e royalties sarebbero automatici e totalmente riscontrabili in tempo reale.

Facendo un passo avanti, la blockchain può rivelarsi un’elegante soluzione per applicare la dottrina della prima vendita14 contenuta nella legge sul copyright dei beni digitali. Un produttore di contenuti può creare un unico asset digitale15 nella blockchain per ogni singola copia di un prodotto digitale. Questo asset rappresenterebbe un diritto di proprietà unico e trasferibile al consumatore il quale potrebbe liberamente trasferirlo attraverso la blockchain. Siccome un’unica chiave può sbloccare il contenuto della blockchain, il venditore perderebbe l’accesso e il compratore lo otterrebbe, in un modo molto simile al trasferimento di proprietà della copia fisica di un cd o di un libro. E ovviamente, la transazione sarebbe completamente trasparente e verificabile.

In rete la privacy dell’utente genera trasparenza. Non ci si può aspettare che i partecipanti concedano piena trasparenza finanziaria a livello istituzionale se non possono scegliere di avere la completa privacy sulle proprie transazioni personali. Lo scambio qui è chiaro, privacy ai singoli conduce a più trasparenza in affari precedentemente opachi. Questo è il motivo per cui abbiamo visto il primo servizio di scommesse online provatamente equo16 basato sul protocollo bitcoin adesso venduto per circa 12 milioni di dollari.

Purtroppo è facile rendersi conto di come le cose possano velocemente andare storte se la privacy, e quindi l’anonimato, non viene rispettato in rete. Una singola breccia in una piattaforma di scambio Bitcoin contenente in tutto o in parte un database identificativo può condurre all’esposizione di tutta la storia finanziaria online di un utente (immagino che la Federal Trade Commission avrebbe qualcosa da dire su questo). Mentre alcuni tipi di piattaforme dovranno verificare e registrare l’identità degli utenti17 che effettuano scambi tra denaro fiat e bitcoin, la decisione ricade alla fine sul consumatore. È una scelta del consumatore se usare un servizio che richiede la verifica dell’identità o usare un altro mezzo per ottenere Bitcoin.

Come risultato, il bitcoin restituisce la privacy finanziaria fermamente nelle mani dei consumatori per la prima volta da almeno una generazione.

Un Sano Contesto Normativo

La minaccia più immediata al raggiungimento del più alto obiettivo di Bitcoin come sistema utile sono le ampie reazioni difensive delle autorità legali e normative. È possibile e perfino probabile che col tempo ogni risposta normativa sia resa vana dalla tecnologia. Ma nel breve termine questo influenzerà di molto la velocità con cui sarà possibile diffondere Bitcoin per risolvere urgenti bisogni di mercato e ingiustizie globali, sopprimendo così il valore del bitcoin stesso.

Il buonsenso in epoca moderna ci dice che tentare di limitare o condizionare l’accesso a qualsivoglia sistema equivale a schierarsi con il lato sbagliato della Storia. La tecnologia e le società in rete hanno portato un’ondata di apertura, collaborazione, partecipazione e responsabilità individuale. Le istituzioni disposte a seguire la marea e cavalcare l’onda verranno trasportate in alto, quelle che cercheranno di resistere troppo strenuamente verranno sommerse.

Una buona strada da seguire per l’industria è la disponibilità a regolamentare sè stessa, in modo particolare quando si tratta di interagire con le tradizionali istituzioni finanziarie e con le autorità normative. Ma queste organizzazioni devono conoscere i propri limiti e non perdere di vista ciò che conviene alla comunità nel suo insieme e ciò che la valorizza. Come ha detto Jon Matonis, direttore esecutivo della Bitcoin Foundation: “Come le organizzazioni che si autodisciplinano sono eccellenti soluzioni non-governative per le migliori pratiche industriali, esse devono essere vigili per mantenere l’integrità della missione originale. Nel caso di Bitcoin come classe di asset digitale negoziabile, la protezione del nucleo di attributi fondamentali prevede perfetto funzionamento, irreversibilità dei pagamenti e privacy definita dall’utente.”

Resistere all’apertura e all’inclusione, definendo liste di bitcoin “contaminati18 di restringere le transazioni agli indirizzi Bitcoin che possono garantire un certo gradi di identificabilità (per conoscere la propria controparte) può sembrare un chiara e sicura via per alleviare le preoccupazioni normative, ma tali strategie avrebbero un drammatico impatto sulla fungibilità e la natura partecipativa del sistema complessivo, svalutando l’intero progetto Bitcoin.

Qualsiasi identificazione del cliente che va al di là del punto in cui dalla finanza tradizionale si passa a Bitcoin è una linea nella sabbia che non può essere attraversata, non importa quanto questo snellirebbe l’onere normativo per alcune imprese.

Pensare che le imprese più regolamentate nelle giurisdizioni più restrittive possano dettare le regole fondamentali della comunità Bitcoin è pura follia. Gli imprenditori possono scegliere di creare business fortemente regolamentati che utilizzano il protocollo Bitcoin, ma sono loro a dover portare il peso di tali regolamentazioni.

Prima di iniziare a discutere quali concessioni alla comunità Bitcoin dovrebbe fare, dobbiamo prima decidere quali parti interessate dovrebbero essere accontentate e perché. Perchè, per esempio, questa discussione è guidata dall’applicazione della legge e non dalla difesa dei diritti di consumatori e commercianti? E’ nei migliori interessi
di ognuno che l’applicazione della legge conduca a decisioni politiche che riguardano direttamente la scelta del consumatore, la privacy finanziaria, e le dinamiche del mercato?

In effetti, abbiamo bisogno di avere una discussione aperta non solo sul “posto a tavola” delle forze dell’ordine, ma anche dei compromessi più ampi impliciti nell’approccio aggressivo al crimine finanziario, preferibilmente prima di criminalizzare intere industrie nascenti.

Alcuni chiari ed importanti effetti dovuti all’incremento di regolamentazione:

  • Una stroncatura sul nascere sull’attività bancaria per gli istituti non finanziari innovativi come le monete virtuali e le società finanziarie distribuite. Alcune banche nazionali hanno avviato politiche generali che stabiliscono che loro non si assumeranno il rischio di finanziare qualsiasi azienda associata a Bitcoin, senza riguardo per le misure di conformità di una particolare società o profilo di rischio.
  • Crescita del numero di persone prive di appoggio bancario dal momento in cui meno persone non intendono o non possono superare tutti gli ostacoli di normativi necessari per effettivamente “conoscere il cliente” o “conoscere la controparte”.
  • Esclusione di gruppi di persone “ad alto rischio” (spesso povere ed emarginate minoranze etniche) dal sistema finanziario globale, spesso con gravi conseguenze umanitarie. I soldi che i parenti mandano dall’estero sono la linfa vitale per molte comunità. Le aziende che facilitano questi trasferimenti vengono fatte chiudere regolarmente dalle banche che non vogliono fornire servizi a popolazioni “ad alto rischio”.
  • Per le poche aziende che possono operare in questo ambito, i costi di regolamentazione e l’incertezza hanno portato a minore concorrenza e costi astronomici sulle popolazioni meno in grado di affrontarli: una tassa sui poveri e diseredati per essere poveri e diseredati.

Questo porta a chiedersi seriamente se le preoccupazioni dell’applicazione della legge, che sono a volte non provate e teoriche, dovrebbero o meno determinare il risultato di queste politiche pubbliche. O, se forse dovremmo discutere se questi sforzi normativi ci costano, come società, più di quanto ne traiamo beneficio.

Ecco alcune modeste proposte per riportare un po’ di sanità mentale al quadro normativo statunitense per l’emergente settore dei pagamenti, in linea di massima, e come misure tappa-buchi per Bitcoin, mentre esso si evolve al di là della finanza tradizionale.

  • Creare uniformità e chiarezza eliminando regolamentazioni kafkiane riguardanti i servizi di trasferimento di denaro da-stato-a-stato sia tramite prelazione e integrazione in un’agenzia federale sia tramite home-rule e accordi di reciprocità.

Le norme e le procedure relative al trasferimento di denaro negli Stati Uniti sono senza dubbio le normative più opache, anti-competitive, e parrocchiali che le aziende negli Stati Uniti debbano affrontare, e sono offensive nei confronti di un sistema aperto e partecipativo.

Forse la causa principale del fallimento della regolazione del trasferimento multistatale di denaro è che ogni singolo Stato non è tenuto a rispettare il giudizio di un altro stato. Invece, ogni stato vuole affermare la propria giurisdizione su qualsiasi attività commerciale che tocca uno dei suoi consumatori, portando ad un mosaico di norme che è impraticabile in un mondo che usa Internet dove i clienti possono essere ovunque in ogni dato momento. Ma Internet non rispetta i confini e la giurisdizione.

E così ora siamo arrivati all’assurdità pura e semplice, in cui i regolatori statali non comprendono l’applicabilità delle loro stesse regole a un particolare settore, ma alla stesso tempo tale settore potrà ancora essere chiamato a rispondere per non aver applicato tali regole incomprensibili, finchè i regolatori non cercheranno il modo di capirci qualcosa prima o poi. Per essere chiari, in linea di principio un’impresa (che a volte può essere una startup tecnologica formata da due persone) dovrebbe essere in grado di comprendere le norme sul trasferimento di denaro e come si applicano alla sua attività. Questa cosa viola il più elementare senso di giustizia. Nessuno dovrebbe vedersi la vita rovinata con la prospettiva di una lunga detenzione per aver violato leggi che nessuno riesce a comprendere.

In realtà, è compito delle forze dell’ordine e delle autorità di regolamentazione spiegare le regole in modo chiaro e comprensibile prima di applicarle e farle rispettare all’interno di una nuova impresa. E’ inoltre compito delle autorità di regolamentazione in una società libera prendere queste decisioni in modo trasparente, e con la partecipazione del
pubblico.

  • Protezione da parte del BSA19 per banche e istituti finanziari che esercitino ragionevole impegno e sforzi in buona fede per mitigare i reati finanziari.

Il Bank Secrecy Act è radicato in una metodologia basata sui risultati. Le imprese che ricadono sotto l’amministrazione di FinCEN della BSA sono tenuti ad attuare politiche e procedure per assicurare una corretta e accurata registrazione delle transazioni dei clienti e per prevenire in modo proattivo i crimini finanziari che si verificano all’interno dei loro sistemi, anche da un singolo cattivo attore. Il risultato di questo approccio basato sui risultati è che le imprese subiscono grande incertezza in merito a dove quel sfuggente “cattivo attore” potrebbe essere nel loro sistema e il modo in cui saranno trattate dalle autorità di regolamentazione, se, nonostante gli sforzi, si rileva qualche crimine finanziario. In pratica questo porta a una cultura di avversione al rischio e a una cerchia sempre più ridotta di imprese “a scommessa sicura” che sono ammesse a partecipare al sistema finanziario globale e raccoglierne i guadagni.

Le imprese dovrebbero essere ricompensate per i loro sforzi in buona fede verso lo sradicamento dela criminalità finanziaria, per l’adozione di migliori pratiche nel settore, e per prendere sul serio la loro responsabilità come onesti membri del sistema finanziario globale. Concedendo protezione per legge, e quindi certa, per quelle imprese, anche nel caso che un cattivo attore sfuggisse alla loro rete, si permetterebbe alle imprese di prendere più rischi nell’acquisire nuovi clienti e così di aumentare la partecipazione nel sistema finanziario globale.

Così com’è, il processo di regolamentazione è molto simile a una fabbrica di salsicce: ogni animale ha un aspetto diverso quando entra, e tutti hanno l’aspetto di salsicce quando escono. Sembra che per soddisfare alcune voci nella comunità delle forze legislative e regolatrici, Bitcoin debba crescere fino a sembrare una versione a basso costo di PayPal o Western Union. Deve essere meno dirompente della finanza tradizionale, non più dirompente, e deve mettere meno potere nelle mani dei consumatori e dei commercianti e più potere nelle mani dello stato e delle istituzioni intermediarie. Può darsi che per essere appetibile ad alcuni attori del mercato, Bitcoin debba diventare come le salsicce che Washington, DC è abituata a mangiare. Ma si da il caso che la salsiccia vale meno del filetto.

Il Futuro della Finanza Distribuita

Il punto del progetto Bitcoin non è di riformare il sistema finanziario tradizionale. E nemmeno quello di integrarsi nel sistema finanziario tradizionale. Il punto è quello di ovviare al sistema finanziario tradizionale.

A differenza delle classiche istituzioni pubbliche e private, la comunità Bitcoin è aperta, trasparente, e partecipativa. Chiunque, da un funzionario di polizia a Washington, DC a un mercante di strada Haitiano, può partecipare al progetto e dire la sua su come Bitcoin debba svilupparsi. E’ responsabilità degli investitori attualmente nel sistema finanziario globale trovare un terreno comune e partecipare a in condizioni di parità. Il diritto di un individuo di prendere decisioni finanziarie autonome e di partecipare liberamente e senza ingiusti ostacoli all’economia globale è una pietra angolare della dignità umana e della sua legittimazione.

Dalla fine dell’era coloniale, le tradizionali istituzioni finanziarie hanno fallito nello sviluppare sistemi per includere popolazioni povere e in via di sviluppo. Non sorprende che il risultato di questo fallimente sia stato quello che altri gli hanno portato via il problema dalle mani. Bene o male che sia, la finanza distribuita è qui, ha un valore e vale la pena lottare per essa.

Satoshi ha acceso la miccia. Noi siamo la dinamite.

tratto da il portico dipinto

Il fenomeno Bitcoin

Fino a poche settimane fa, una singola Bitcoin, una forma di valuta virtuale, veniva venduta per meno di 50 dollari sulla Mt. Gox Virtual Currency Exchange. Oggi, il tasso di cambio si aggira attorno ai 200 dollari per Bitcoin, portando così il valore totale delle Bitcoin ’esistenti’ a oltre 1 miliardo e mezzo di dollari.La moneta che ha ormai 4 anni, ed è stata definita da Heidi Moore del The Guardian come mezzo “per alimentare l’economia del vizio”, ha iniziato ad attirare la grande attenzione del pubblico dopo la debacle del salvataggio di Cipro lo scorso marzo.

Da allora, il suo valore è aumentato spaventosamente e la sua storia, sembra aver preso una direzione propria.

Chi ha inventato Bitcoin?

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La moneta per lo scambio su internet nota come Bitcoin è il frutto dell’invenzione del misterioso Satoshi Nakamoto (nessuno conosce la sua vera identità, ammesso che non si tratti di un gruppo di persone).

Probabilmente motivato dal collasso finanziario del 2008, Nakamoto ha combinato tecnologie del peer-to-peer, tecniche crittografiche e firme digitali per creare il sistema della valuta. Nel 2009, Nakamoto ha “estratto” le prime 50 Bitcoin.

Nella primavera del 2012, Nakamoto è scomparso dai forum online dedicati a Bitcoin, e da allora nessuno l’ha più visto. Ecco un link ai potenziali candidati, se qualcuno fosse interessato a rintracciare l’identità dell’inventore, l’inventrice o gli inventori di Bitcoin.

Come si ottengono le Bitcoin?

Step 1. Il primo passo per ottenere qualcuna di queste monete digitali è creare un proprio portafoglio Bitcoin scaricando il software dal sito bitcoin.org o uno dei tanti altri siti che offrono la possibilità di download per questo tipo di applicazione.

Step 2. Si riceve un indirizzo Bitcoin personale collegato al portafoglio, una serie alfanumerica di 34 o 36 cifre che inizia col numero 1. Tra l’altro, volendo questo indirizzo assicura l’anonimato durante le transazioni. Con questo indirizzo si può iniziare a scambiare Bitcoin vendendo e comprando la valuta digitale contro le altre valute supportate dalla piattaforma scelta per gli scambi. Ma attenzione, il software per il portafoglio Bitcoin non è criptato.

Le monete Bitcoin sono simboleggiate come BTC ed esistono soltanto due denominazioni ufficiali della valuta: Bitcoin stesso e “satoshi“, che rappresenta la più piccola denominazione possibile a 8 decimali. Molti si riferiscono inoltre a un centesimo di una Bitcoin come “centibitcoin”, cBTC, oppure utilizzano altre denominazioni informali.

Se state pensando di creare un vostro account, dovreste prima leggere quello che ha scritto Winston Ross, scrittore del Daily Beast, che racconta la propria esperienza nell’acquisto e nell’utilizzo delle Bitcoin.

Come funziona davvero Bitcoin? E chi ci lavora?

In un articolo di nove pagine dal titolo “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System“, Nakamoto ha delineato il funzionamento del sistema valutario bitcoin, ma la spiegazione è alquanto confusa. Il sito Bicoin e il wiki ad esso dedicato forniscono spiegazioni più semplici su come funzioni questo sistema.

In sostanza, l’intera rete fa affidamento su un qualcosa chiamato “Blockchain” che contiene il log delle transazioni pubbliche condivise e i dettagli di ogni transazione. La natura open delle transazioni consente ai server Bitcoin, o nodi, di verificare gli scambi tra i portafogli Bitcoin.

Una transazione viene definita come il trasferimento di valore tra due indirizzi Bitcoin. Il sistema conferma l’identità dei partecipanti controllando le “chiavi private” dei rispettivi portafogli, un sistema segreto di dati che si comportano come firma digitale. Anche le firme utilizzano prove matematiche che ne confermano l’autenticità. Una volta “firmato”, nessun altro potrà cambiare i dettagli del trasferimento di valore.

La crittografia e la sicurezza dei protocolli matematici contribuiscono a proteggere il Blockchain dagli attacchi e dalla manipolazione degli hacker (si veda per questo il punto 9). Il particolare algoritmo del sistema crittografico si chiama “mining” ed è gestito dai “miners“, server e nodi anonimi Bitcoin gestiti da individui altrettanto anonimi.

I miner confermano le transazioni aggiungendo “blocchi”, o registrazioni delle transazioni al Blockchain e risolvendo prove matematiche che richiedono un sistema crescente di potere computazionale.

Gli operatori dei miner ricevono per compenso e verifica del loro lavoro alcune Bitcoin, 25 per essere precisi, creando così un incentivo affinché gli operatori lavorino per il mantenimento dell’integrità del sistema. Il compenso ha così il duplice scopo di ampliare la base monetaria Bitcoin che non può superare i 21 milioni.

(Un aumento del volume delle transazioni indica un aumento della domanda di bitcoin. Nel sistema attuale, l’importo pagato per una ricompensa dopo il mining dimezza ogni quattro anni, garantendo così che l’offerta di moneta non superi il massimale stabilito.)

Nel primo anno della sua esistenza, sono state create 10.5 milioni di Bitcoin. Secondo le proiezioni, il massimale dei 21 milioni sarà raggiunto nel 2014.

L’intenso processo computazionale è paragonato al duro lavoro dell’estrazione dei metalli preziosi (da cui “mining” – estrarre dalla miniera) come l’oro e l’argento.

Poiché la moneta è stata sino ad oggi piuttosto oscura, si ritiene che possa essere diventata il riferimento per organizzazioni criminali e venditori di droga. Ma in questi ultimi periodi, Bitcoin sta diventando molto popolare anche tra normali consumatori e investitori.

Cosa si può comprare con Bitcoin?

Si può usare Bitcoin sul mercato reale? Un uomo e suo figlio hanno recentemente detto a Business Insider di aver venduto una Porsche su Craigslist ad un giovane uomo d’affari che ha pagato la macchina 300 Bitcoin, equivalenti a circa 39 mila dollari. L’acquirente ha inviato un sostituto a ritirare la vettura e le due parti sono rimaste collegate telefonicamente nei 30 minuti della transazione.

Molti negozi online, attività di servizi e giochi, permettono agli utenti di effettuare transazioni con Bitcoin. Pizzaforconis.com, ad esempio, consente di ordinare una pizza e pagarla in Bitcoin. Bitcointip permette il trasferimento di bitcoin allo scrittore od opinionista preferito su Reddit. Rugatu permette agli utenti di inviare domande su un forum, consentendo di applicare una taglia su quella che l’utente pensa la risposta corretta. Una volta che qualcuno risponde alla domanda, l’autore può decidere se premiare l’utente che ha risposto. Ad esempio, una domanda dice: “Quanto credi che costerà Bitcoin il 17 Aprile?” La taglia è 100 mila mBTC (= 1 millesimo di Bitcoin) – chiaramente non tutte le domande sono relative a Bitcoin.

Ancora, su Mine Things si possono comprare bonus per i giochi con Bitcoin. Coindl è come l’iTunes delle Bitcoin e permette di comprare una canzone per 0.019 BTC. Coinabul permette agli utenti lo scambio tra Bitcoin e metalli preziosi. (Nota: non abbiamo provato nessuno dei servizi elencati di sopra.)

La lista di cose acquistabili con Bitcoin è molto lunga e per conoscere altri punti vendita in cui è possibile pagare con bitcoin, suggeriamo spendbitcoins.com o bitcoinmagazine.com.

Il trading su Bitcoin

Stanziato nel luglio del 2010 in Giappone, Mt. Gox o MTGOX è stato il primo utilizzato per lo scambio di bitcoin e per volume rimane la piattaforma più utilizzata, ricoprendo cira il 70% degli scambi totali. All’atto dello scambio, gli utenti possono comprare bitcoin con la loro valuta nazionale (le bitcoin devono sempre essere coinvolte nelle transazioni, perché qui gli scambi tra valute nazionali non sono consentiti).

Mt. Gox consente lo scambio con il Dollaro Usa, l’Euro, il Dollaro Canadese, la Sterlina Inglese, il Franco Svizzero, il Dollaro Australiano, il Rublo Russo e altre valute. I volumi di scambio con il dollaro USA sono aumentati sul Mt. Gox, raggiungendo i 20 milioni di dollari negli ultimi giorni.

Sulla pagina Wiki, sono disponibili gli altri cambi ufficiali Bitcoin e la lista dei cambi e delle valute accettati nel trading con Bitcoin. Nonostante i recenti avvenimenti di Cipro, il dollaro USA è uno delle valute più scambiate, rappresentando il 72% circa degli scambi con Bitcoin.

(quando ancora non era fallito)

Bancomat Bitcoin? Presto in 30 paesi

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Jeff Berwik, CEO di Dollar Vigilante Media e fondatore di StockHouse.com e co-fondatore di BitCoin ATM sostiene che i primi due bancomat Bitcoin saranno installati nelle prossime settimane a Cipro e Los Angeles.

I bancomat non deterranno, né distribuiranno monete, visto che non esiste una bitcoin fisica. Piuttosto, dopo aver mostrato il proprio codice QR alla macchina o aver inserito il codice portafoglio, le persone saranno in grado di inserire monete reali nei bancomat e acquistare bitcoin che andranno nei rispettivi portafogli digitali. Al contrario, le bitcoin potrebbero venir convertite in monete reali negli sportelli bancomat.

In un post sul blog di Dollar Vigilante, Berwik ha annunciato:

“Ho deciso di portare avanti quella che credo essere la prossima multi-miliardaria impresa d’affari: i bancomat Bitcoin…è in tutte le nostre intenzioni fare in modo che l’azienda Bitcoin ATM installi il primo bancomat a Cipro.”

Secondo Berwik, il deterioramento delle valute nazionali potrebbe incrementare quello di Bitcoin. Successivamente, in un’intervista a Business Insider, Berwik ha spiegato “abbiamo ordini per più di 300 macchine in oltre trenta paesi e stiamo lavorando in fretta per gestire la richiesta.”

Esistono altre valute digitali come Bitcoin?

Bitcoin non è l’unica valuta digitale.

Fondata nel 2007 su Facebook (NASDAQ:FB), Ven è un’altra valuta digitale utilizzata dai membri del social network che usano il servizio Hub Culture. È stata la prima valuta digitale ad essere utilizzata per commodity e crediti di carbonio. Il valore di un Ven è determinato da un paniere di valute, commodity e future sul carbonio stabilito da Hub Culture, che opera come “banca centrale” della valuta. Si stima che la valuta digitale Ven abbia una base di circa 2 milioni di Dollari, a differenza del miliardo bitcoin.

Altre valute digitali includono Litecoin, IXcoin, PPCoin, NovaCoin. Amazon (NASDAQ:AMZN) lancerà a maggio la propria valuta, detta anche “Amazon Coin” per gli acquisti su Kindle Fire di giochi, applicazioni e quant’altro.

Come non citare Ripple, un progetto open-source che sta sviluppando una rete di pagamenti decentralizzati. Teoricamente (poiché il progetto è ancora in fase di sviluppo), uno dei maggiori vantaggi del network Ripple è l’utilizzo di un sistema peer-to-peer in cui le persone possono scambiare denaro (fare pagamenti o prestiti ecc.) mediante un sistema basato sulla credibilità tra i clienti. Quindi, il trasferimento legittimo di capitale finanziario sarebbe sostenuto interamente dal capitale sociale. Ripple, infatti, potrebbe essere una piattaforma per l’ulteriore proliferazione di bitcoin.

Servizi di pagamento di grandi dimensioni hanno iniziato a preferire l’uso di altre valute virtuali. La Western Union Company (NYSE: WU), per esempio, può facilitare le transazioni on-line con le valute virtuali. La società, infatti, cerca di espandere la propria quota di mercato di elaborazione dei pagamenti digitali.

Bitcoin e gli attacchi informatici

Il 3 aprile, Mt. Gox ha riportato dell’attacco di hacker che hanno interrotto l’accesso al servizio. Inoltre, la società che gestisce i portafogli Bitcoin, Instawallet, ha chiuso a tempo indeterminato dopo aver scoperto l’accesso fraudolento al database del sistema. Queste brecce nella sicurezza non sono certo episodi isolati e nel 2011 se ne sono verificati diversi.

La notte del 12 giugno 2011, sono stati rubati 25 mila bitcoins da qualcuno che giustamente si è definito “vanificato”. Il sistema crittografico che rende le transazioni permanenti dopo 10 minuti ha lavorato a favore del ladro in questa occasione: una volta che la transazione illegale è stata aggiunta al Blockchain diventa irreversibile. Le bitcoin rubate valgono oggi oltre tre milioni di dollari.

La settimana successiva, un hacker ha compromesso il sistema Mt. Gox, provocando il crollo del valore bitcoin da 17 dollari a pochi centesimi nel giro di qualche minuto. Il valore Bitcoin contro le altre valute è sceso in maniera meno drammatica, ma l’evento ha scosso la fiducia nei confronti del sistema; successivamente Mt. Gox ha chiuso per avviare un’indagine.

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Poi, il 29 giugno, il portafoglio elettronico eWallet di MyBitcoin, terza parte che deteneva in passato le bitcoin, ha chiuso il sito per poi riaprirlo qualche giorno più tardi e riportare che l’interfaccia per la carta acquisti era stata compromessa. Successivamente fu rilasciata una dichiarazione in cui si diceva che il 51% dei possedimenti totali in bitcoin era stato rubato e che il rimanente 49% sarebbe stato restituito ai consumatori. Per questo alcuni ritengono che MyBitcoin sia stata una truffa sin dall’inizio.

L’opinione, non a caso, è divisa tra chi considera Bitcoin una rivoluzione e chi una bufala.